Sembrerebbe che Trump, prendendo realisticamente atto dello stato multipolare del mondo, abbia pensato di trasferire il modulo della stagione finanziaria dei “merger&acquisition” in politica statale-geopolitica. Dalle uscite sull’acquisto della Groenlandia alla annessione più o meno spontanea del Canada fino agli avvisi al governo panamense sulla gestione del Canale e l’idea di rinominare il Golfo del Messico, Golfo d’America, siamo davanti ad una Dottrina Monroe 2.0 che presto si aprirà anche al Centro e Sud America.
Il nuovo polo americano si baserebbe su una chiara e solida sovranità allargata ed egemonia stretta su tutto il continente americano. Tra Groenlandia e Canada, immense riserve di nuove terre liberate dai ghiacci, abbondante acqua dolce, legno, risorse minerarie, sabbie bituminose e riserve di energia fossile attestate (gas e petrolio), per non parlare della strategica posizione geografica in grado di presentarsi in forze nella nuova scacchiera polare anche per contrastare la temuta rotta artica russo-cinese. Decisamente un soggetto pieno di potenza e potenzialità.
Bilanciando premi ovvero investimenti e partnership allettanti ai governi “amici” e punizioni ovvero dazi, sanzioni -ma non si può escludere anche l’intervento armato in alcuni casi- verso i “nemici” (Messico, Venezuela, Cuba, Bolivia, da vedere in prospettiva Brasile), crearsi una area interna su base di poco meno di un miliardo di persone di co-sviluppo, delocalizzazioni, prelievo di materie prime, ostracismo totale a insidiose penetrazioni russe o più che altro cinesi. In più, controllo totale dei flussi migratori, del traffico di narcotici, imposizione a pagamento di “protezione” militare ed ovviamente, un grande ritorno alla manipolazione dei governi locali non allineati.
Questo ritorno alla sfera continentale sembra accompagnarsi a un indebolimento dell’asse atlantico. Della strategia verso L’Europa, stiamo avendo anticipazioni verso la Germania e l’UK. In questi due casi, stante che Trump ufficialmente non è ancora in carica, è andato avanti Musk.
Verso la Germania, dopo aver dato ripetutamente dell’idiota e qualcos’altro a Scholz che è pur sempre un cancelliere, ha poi alzato il tiro sul presidente: “Steinmeier è un tiranno antidemocratico! Si vergogni!”. Ha poi scritto una lettera di endorsement per la rivista Welt am Sonntag verso AfD definita «l’ultima scintilla di speranza» e presto intervisterà la leader del partito Weidel per la tv del suo canale social X.
Verso UK siamo a pesci in faccia contro il leader labourista Starmer accusato di connivenza con stupratori pakistani di ragazzine inglesi, nonché contro una ministra definita “strega malvagia”. Da ultimo ha lanciato su X un sondaggio chiedendo se gli USA avrebbero dovuto liberare i britannici dal “governo tiranno” appena eletto. Poi, dopo un primo endorsement al partito sovranista Reform UK, ora ha deciso che però deve cambiare leader: “”Il Reform Party ha bisogno di un nuovo leader. Farage non ha la stoffa”.
Tra gli obiettivi degli interventi a gamba tesa del sudafricano in Europa, anche il minare ogni possibilità che il piano IRIS2 di connettività satellitare dell’UE “vada on air”, per Starlink (civile) e Starshield (militare) vuole il monopolio, ovvio. È qui che il presunto accordo diretto Meloni-Musk per un contratto in esclusiva per l’Italia, romperebbe ogni velleità di sovranità digitale europea. Per ora Musk si “limita” ai social media, vediamo se tirerà fuori anche il portafoglio come ha fatto con lo stesso Trump per promuovere la sua agenda di destra-tecno-libertariana ovviamente sinergica alla strategia americana trumpiana.
Macron, per il momento ai margini dello tsunami Musk, ha capito l’antifona ed ha cominciato a porre la questione delle ingerenze estere sulla politica sovrana degli stati europei, accusando apertamente Musk di essere a capo di una “internazionale reazionaria”. I l’asse liberal-socialdemocratico europeista ha già individuato la nuova categoria contro cui mobilitarsi: la tecno-destra. Nelle parole del filosofo politico Michael Walzer che è inventato il termine, per altro rivendicato dallo stesso Musk: “Un’élite che si pone come anti-élite, certa della propria superiorità al punto di essere razzista e decisa a scardinare valori tradizionali e istituzioni, convinta che il riformismo sia troppo lento”. Non a caso Musk ha ricevuto un incarico di efficientamento della macchina statale di Washington, nuova efficienza, nuove procedure, tecnologia, così si cambia lo stesso gioco politico, la forma fa sostanza. Al suo fianco, gli alfieri del Manifesto del nuovo tecno-ottimismo.
Ma verso l’Europa questo è solo l’inizio stante che Trump non è ancora ufficialmente “in charge”. Stante questa azione esterna di messa in caos politico interno, seguiranno le imposizioni sull’aumento delle spese militari per sostenere gli impegni NATO (ovvero fatturato per la propria industria senza aumentare il proprio budget o potendo dedicarlo ad altro ovvero revisione del comparto atomico, nuovo scudo missilistico e sviluppo spaziale) da una parte e pioggia di dazi dall’altra. L’Unione è fuori gioco, si tratterà stato per stato. Gli europei verranno retrocessi da alleati a clienti.
Né verso la Groenlandia, né verso Panama, Trump ha escluso l’eventuale utilizzo della forza per perseguire i suoi obiettivi. Va però ricordato che Trump applica la sua “Art of Deal” (Trump D., Schwartz T., Ballantine Books, 2004) ovvero sparare a cento per ottenere cinquanta per quanto fossi i panamensi non starei così tranquillo. Per il Canada ha detto che basterà la coercizione economica sulla base della necessità di “sicurezza economica” per il proprio Paese. Questo richiamo all’ emergenza economica come questione esistenziale è la precondizione per avvalersi del International Emergency Economic Powers Act che dà al Presidente poteri speciali che gli permettono di saltare il Congresso. Trump utilizzò già ampiamente lo IEEPA durante il suo primo mandato.
Del resto, il reale sottostante questa strategia è l’essenza stessa della posizione americana, come ebbe a sintetizzare George Kennan già nel 1948: “Abbiamo circa il 50% della ricchezza mondiale ma solo il 6,3% della sua popolazione… Il nostro vero compito è mantenere questa posizione di disparità”. Oggi, la proporzione è 26% del Pil per il 4% della popolazione mondiale. Questa è una questione “esistenziale” l’intera società americana, le sue convenzioni sociali, la sua struttura, lo stile di vita, la sua cultura, il suo “ordine interno” quanto a sistema si basa su questa disparità che va mantenuta a qualsiasi costo. Questa almeno è la visione della nuova élite che si è coagulata intorno al personaggio che di slancio ha superato la fase “sovranista” e “populista” lasciando Bannon e gli ex-MAGA ai margini del progetto, per il momento. Il loro ruolo, assieme a quello del per ora invisibile vicepresidente J. D. Vance con il suo Progetto 2025 (o la stessa Agenda 47 dello stesso Trump) potrebbe tornare in auge sulle questioni di politica interna e trasformazione socsocioculturalella società americana.
Trump si sente in missione per salvare gli Stati Uniti, vuole fare la storia e l’élite di cui è il cover-boy teme terrorizzata il declino annunciato ed è vitalmente bisognosa di qualche altro decennio di potenza. Quindi? Rivedere la stessa consistenza dello Stato moderno (ridisegnare gli Stati a partire dagli USA), metterlo al centro di un polo semplificato rispetto alle stagioni del globalismo e dell’atlantismo, rivedere le forme politiche interne abbandonando il modello liberal-democratico in favore di un pieno decisionismo accentrato e potenziato tecnologicamente su una base di conservatorismo sociale futurista.
La Storia sta per fare un salto concettuale importante, soprattutto per la sua parte occidentale. Anche il nostro impianto immagine di mondo dovrebbe farlo altrimenti, per l’ennesima volta, il mondo cambierà senza di noi.
[La chart dice dove e come interverrà Trump a partire dal 20 gennaio, drammatizzando i disavanzi per giustificare la sua azione fuori dagli schemi: US Bureau of Economic Analysis 2022]







