T.I.N.A. 2.0.

Volete uscire dal dominio neoliberista, volete allentare la morsa della gabbia d’acciaio capitalista, volete invertire l’allungamento in corso da decenni della scala sociale di cui tra l’altro vi è vietato l’uso per provare a scalarla. Avete idee di mondo migliore, più giusto, qualsiasi sia la vostra idea di “giusto”. Tutto ciò è politico.

Ma la vostra società non è ordinata dal politico, è ordinata dall’economico. È l’economico il regolamento del gioco sociale, è lui a dettare scala di valori, premi, punizioni, mentalità e cultura comune. E l’economico è a sua volta ordinato non dal mercato come alcuni pensano, ma dal controllo oligarchico, da interessi di Pochi. In termini ordinativi, il finanziario è sottosistema dell’economico ma è giusto rilevare come nelle società occidentali, almeno da quaranta anni, esso abbia svolto a sua volta una funzione ordinativa sia dell’economico, sia della società e quindi del politico. È la natura ambientale del finanziario ad aver ulteriormente ristretto la composizione dei Pochi a quel punto anche iperpotenziati da livelli di capitale storicamente inusuali, di più diviso in meno.

Pochi governano Molti e lo fanno economicamente prima che politicamente. Non riuscirebbero a farlo politicamente senza usare l’altro ordinatore, poiché il politico è di sua natura contendibile. Di contro, è meglio dirci che non riuscirebbero a farlo economicamente se non possedendo Stati ovvero leggi, fisco, militare-poliziesco. Fanno credere che vogliono davvero meno Stato e più mercato, ma congiurano da mane a sera contro il mercato neutro ed abusano di Stato da mane a sera per schivare il mercato e fare quello che nessun mercato può strutturalmente fare (il “mercato” è ente fallibilissimo e storicamente precario): dirigere società e forme di vita associata.

Quello che chiamiamo capitalismo, categorizzandolo chissà perché nelle forme economiche, nasce da un colpo di Stato in Inghilterra nel 1688-89. Per confezionarlo come traguardo di civiltà, la chiamarono Gloriosa rivoluzione, per la prima volta importando il concetto di “rivoluzione” dalla prestigiosa e nascente astrofisica, in cui per altro, aveva diverso significato. Sono poi andati avanti a chiamare rivoluzione ogni salto di sistema, fino all’attuale rivoluzione 4.0. Già Marx notava che quella loro è la vera classe rivoluzionaria. Trasferire in teoria del cambiamento il modo borghese a quello proletario, a conti fatti, non è stata questa gran ideona, ma almeno s’era ingegnato a provar di “trasformare il mondo” dopo averlo interpretato.

L’origine del capitalismo moderno è politica non economica e passò dalla presa dello Stato.

Dovete prendere almeno l’intero quadro legislativo del parlamento britannico del Settecento per rendervi conto che senza la potenza legislativa e fiscale, non meno che militare per l’estroversione primo coloniale, quello che chiamiamo capitalismo, non si sarebbe mai sviluppato ed imposto come è poi storicamente stato. Ricordo che la successiva Rivoluzione industriale fu a base di cotone e carbone, ma il cotone non cresce nelle highlands.

Per certi versi, si potrebbe dire che questo esordio del fenomeno economico-politico detto capitalismo moderno, assomigliava già molto all’ordoliberismo tedesco ed americano, curare le condizioni di possibilità per lo sviluppo economico e conformare società, popolazioni, culture. Tanto per dirne una, l’esordio fu cooptare territori (Scozia) ed un secolo dopo Irlanda, creando il primo vero e grande mercato interno. Che poi fece un ulteriore salto nelle immensità degli Stati Uniti d’America, oggi Cina o India. Le Province Unite-Olanda non avevano quelle ampiezze, varietà, dotazioni, così Anversa ed il precoce sistema delle città-Stato italiane. Poi ci fu la risistemazione dei territori, fiumi a navigazione interna, i porti. Poi ci fu il potenziamento della Royal Navy dopo il Cinquecento in cui il servizio era appaltato a corsari. Ma allora perché non convocare la Bank of England, la sterlina, la Royal Society, Newton?  Camera d’affari della borghesia? Un po’ riduttivo, mi pare, un po’ più strutturale pareva anche a chi questo ha intuito meglio di altri, ad esempio F. Braudel, non a caso uno storico non un economista. Come seguì Karl Polanyi analizzando le leggi sul lavoro, un altro non economista o quantomeno non solo. Quel Braudel che giù ricordava che l’imperialismo moderno inizia portoghese nel ‘400 (e per altro muove i primi passi all’inizio della civiltà con Sargon di Akkad -2300) altro che “fase suprema del capitalismo”. Storia, accidenti, fastidiosa traccia della realtà.

Oggi, non è neanche più questione di mezzi di produzione, è questione di potenza di capitale, a volte liquido, a volte neanche disponibile ma facilmente ottenibile per qualche puntata certa. Più la vasta area dei portatori di interessi di questo sistema, interessi minori e diretti, ma anche indiretti, questo è il gioco, c’è chi lo gioca senza farsi domande.

Vi gravitano attorno le vite di molti, le soddisfazioni, i piaceri, il senso di potenza, il senso forse di evitare la morte godendosela o sapendo anche solo di poterlo fare, sesso, prestigio, riconoscimento sociale, invidia, senso da “ce l’ho fatta”, ed “io valgo” come recita una nota pubblicità. La società del possesso esibitivo così ben descritta da T. Veblen nella Teoria della classe agiata ai primi del Novecento, proprio quando Sombart imponeva il concetto stesso di “capitalismo” che pure Marx non aveva mai usato.

Se tutto ciò non ci aggrada, allora dovremmo puntare a cambiare ordinatore, imporre il ritorno del politico. E del politico che idee avete?

Pensate ad un Big Man che vi difenderà e curerà le aspettative disinteressatamente acclamato da folle festanti inneggianti il popolo populista in pieno delirio demagogico? Pensate ad un gruppo di benintenzionati che occuperà il potere per fare i vostri interessi? Magari una “avanguardia” di benintenzionati, gente fidata? Pensate di esser furbi e di avere agio di poggiarvi sull’uno o sull’altro dei Pochi mettendoli gli uni contro gli altri di modo da sgattaiolare sotto il tavolo e rubare furtivi la vostra coscia di pollo? Sognate cavalieri bianchi stranieri che vi liberino come il principe con la principessa? Pensate di “votare” il meno peggio ogni quattro anni e poi avere dubbi sul fatto che al peggio non c’è mai fine?

Siete dei tragici illusi, nessuna di queste opzioni ha la minima credibilità concreta, sono sogni e vagiti infintili che reclamano mamme e papà che nella vita associata di civiltà non esistono perché un popolo non è una famiglia ed un cittadino non è un bambino. Sognate un dio terreno quando non è detto esista neanche quello del cielo. State sconfinando dal politico al religioso.

In realtà avete una sola opzione, un ordinatore politico a sua volta ordinato da un modo democratico, l’unico fatto da voi, per voi. Non avete altro modo per la vostra fame e sete di giustizia che farvela da voi. Dovete diventare socialmente e politicamente adulti, darvi lo strumento e provare a fare ciò che volete fare, con altri, anche contro altri ma alla fine prevalendo e riunendovi nella volontà generale di fare l’interesse generale, quello che beneficia voi e chiunque altro intorno a voi, vi piaccia o meno come vicino o concittadino.

L’unica legge ed ordine giustificato in senso di giustizia in un gruppo è che il gruppo si dia le leggi da sé. Sia auto-nomo e non etero-nomo. Nessun altro più darvi giustizia come nessun altro può darvi benefici ai vostri interessi.

Quindi, siate di qualsivoglia ideale di giustizia che non sia la servitù volontaria, non avete alternative, avete invece un nuovo tipo di T.I.N.A: THERE IS NO ALTERNATIVE FOR THE ALTERNATIVE ovvero ripristinare e poi evolvere il modo democratico, prima il formale, poi in vista del sostanziale. Dovreste anche capire meglio di cosa parlate e cosa intendete quando dite: democrazia. Quella che pure c’era a premessa costituzionale, tecnicamente è un repubblicanesimo, non una democrazia. Modello che la suo culmine nella verticalità oligarchica hamiltoniana americana, non a caso detta “la più grande democrazia occidentale” con sprezzo della vergogna. Il principio elettivo è aristocratico, dalla Magna Charta in poi (1215), baroni vs monarca. Lotta risolta appunto nel 1688-89 quando il Parlamento delle élite prende il sopravvento sulla monarchia. Ancora nel 1832 votavano 600.000 maschi adulti su 14 milioni di anime ed i votabili erano anche meno. Oggi votano i di più, ma i voti che contano doppio o triplo, come voleva Stuart Mill il liberale sì ma progressista in coppia con moglie primo-femminista, sono sempre quelli dei Pochi.

Ripristinare il modo democratico, quindi l’ordinatore politico, questa l’unica prospettiva politica che possa darvi speranza e concrete possibilità. Dopo sarete comunisti (seguono cinquanta litigiose sfumature di rosso antico), socialisti, socialdemocratici, decrescisti, antimperialisti, pacifisti, femministi, repubblicani, conservatori, ecologisti, tradizionalisti, comunitari, intersezionali, spirituali, financo cinquanta sfumature di liberalisti (ma lì è per confusione che c’è pluralismo) se andate per idee semplici “sovranisti” e se siete tormentati i “né di destra, né di sinistra” e cosa altro avrete in vista come modello.

Prima però dovete considerare che il mezzo per forzare il ritorno dell’ordinatore politico in luogo del dominio dell’economico-politico, è la presa di uno stato e questo, nelle nostre società, per quanto di improba difficoltà, non potrete farlo senza un modo democratico da rivedere a fondo per qualità e potenza. A meno non siate rimasti affascinati d quella cosa che solo alle élite riesce: la rivoluzione. Nel qual caso, sogni d’oro e buon ennesimo secolo di servitù volontaria, magari critica, ma sempre servile.

Lasciarci libertà di lamento è molto liberale, lo stabilì già Locke che dell’ideologia ex-post Gloriosa rivoluzione fu l’artefice. Per altro a libro paga di un Lord, Locke, uno di noi in fondo…

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About pierluigi fagan

66 anni, sposato con: http://artforhousewives.wordpress.com/, due figli, un gatto. Professionista ed imprenditore per 23 anni. Negli ultimi venti e più anni ritirato a "confuciana vita di studio", svolge attività di ricerca multi-inter-transdisciplinare da indipendente. Il tema del blog è la complessità, nella sua accezione più ampia: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale e filosofica. Nel 2017 ha pubblicato il libro: Verso un mondo multipolare, Fazi editore, nel 2015 uscirà Benvenuti nell'Era Complessa per Diarkos editore. Ogni tanto commenta notizie di politica internazionale su i principali media oltre ad esser ripubblicato su diverse testate on line. Fa parte dello staff che organizza l'annuale Festival della Complessità e pubblica su specifiche riviste di sistemica. Tiene regolarmente conferenze su i suoi temi di studio, in particolare sull'argomento "Mondo e complessità". Nel 2021 è uscito un suo contributo nel libro collettivo "Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro" a cura di Carlo Formenti, Meltemi Editore. A seguire: "Europa al bivio. Tra radici e sfide" a cura di Vincenzo Costa, Marcianum press, 2024 Venezia e "L'era multipolare: competizione o cooperazione" a cura di Gabriele Germani, La Città del Sole, 2024, Napoli.
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1 Response to T.I.N.A. 2.0.

  1. Avatar di ENRICO Sgarella ENRICO Sgarella ha detto:

    niente da aggiungere… O forse si: i Pochi hanno tirato su una ulteriore barriera fumogena di algoritmi per nascondere i loro magheggi. Forse la Bomba la sgancera’ un algoritmo del Dott. Stranamore. Solo che mia moglie aggiunge che sono un “catastrofista postmoderno” alias vecchio borbottone. Mi consola il verificare le numerosissime sacche di resistenza democratica che nascono a livello di spontaneo associazionismo politico anche se non partitico. Che dire… Una battuta : non vedo l’ora che venga la fine del mondo per poter dire IO C’ERO!

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